Area Turistica

La festa più grande resta sempre quella in onore del Santo Patrono San Gaetano,
che dal 1952 è stato portato in processione insieme alla statua di S. Antonino.,
Da tempo ormai la festa di San Gaetano è diventata anche una specie di appuntamento fisso per gli emigranti in Italia e all'estero. La sera precedente la festa vi è la processione delle reliquie con gli stendardi,
che insieme ai fedeli e alla musica fa il giro del paese, in piazza c’è lo sparo dei mortaretti. Il 7 Agosto si celebra la festa vera e propria, dopo la S. Messa delle ore 12.00 e delle ore 18.00 vi è la processione di San Gaetano. Alla vara vengono legate delle tovaglie votive.  La festa si conclude con qualche spettacolo musicale.

San Giuseppe una volta si festeggiava il 25 maggio.,
In seguito all'arrivo delle suore di Maria Ausiliatrice, dietro iniziativa del parroco monsignor Giorgio Caputo, il 25 maggio incominciò a festeggiarsi anche Maria Ausiliatrice. Dal 1986 i festeggiamenti vennero spostati all'ultima domenica di maggio.

La festa del SS. Crocifisso,
una volta veniva solennizzata la terza domenica di settembre, dal 1979 la prima domenica di settembre.

In occasione delle feste di San Giuseppe, San Gaetano e del SS.Crocifisso, all'entrata del paese si tiene la fiera, composta da un grande mercato di bovini, equini, caprini,,
mentre dolciari, venditori di terraglie, calia, giocattoli, ferramenta,
ed utensili vari per la casa, fanno sfoggio su panche e stand sistemati lungo la via Vittorio Emanuele. La prima fiera si tenne nel 1956, compiendo il primo mezzo secolo di vita.

 

     
 

 

     

 

 
   
 
   
 
  Il paese risale al XVII°-XVIII secolo, quando i principi Brunaccini, a causa dell’imperversare della malaria, trasferirono la residenza dalla contrada Fondachello, dove si trova l’antico S. Teodoro, alle falde del monte Abate.
L’antico S. Teodoro sorgeva nella località oggi denominata Fondachello, sulle rive del fiume Troina, sulla regia trazzera che, per l’interno dell’isola metteva in comunicazione Palermo e Messina via Enna.
Esisteva in quella zona una torre con feritoia, costruita quasi sicuramente, su un “fundaco” risalente agli Arabi, per la difesa da eventuali aggressioni e, di fronte a questa, una chiesa dedicata a S. Teodoro centurione dell’Impero Romano al tempo dell’Imperatore Cesare Galerio Massimiano, martirizzato per la fede Cristiana nel 304 d.c.
Proprio al centurione Romano la leggenda fa risalire la nascita del primo nucleo dell’antico S. Teodoro, il quale, secondo la leggenda, passò con le legioni in quel luogo.
Ma le prime notizie certe intorno al territorio di S. Teodoro risalgono al 23.05.1303, allorchè Federico III d’Aragona (re di Trinacria dal 1296 al 1337), con suo privilegio dato in Messina, concesse il feudo a Giordano Romano, cui era pervenuto come antico feudo materno’ con l’obbligo del servizio militare.
Nel 1392 lo troviamo elencato tra i Casali i cui abitanti dovevano far capo al Capitano Giustiziere di Randazzo, creato da Federico III d’Aragona nel 1308, in cui è stabilito che la popolazione dei Casali, dovevano recarsi per le cause criminali davanti al Cap. Giustiziere e al Baiuolo di Randazzo: “In primis quod omnes concives et habitatores Casalium Spanò, Canachi, S. Micheli, Cattaini, Boli, S. THEODORI, Chisarò, Sanctae Luciae, Maniachi ed Brontis conveniri debeant in nostrà Curia coram Capitanio sive Justitiario dictae terrae Randacii”.
Morto il Giordano il feudo passò nelle mani della moglie Margherita Campulo e successivamente nelle mani della di lei famiglia, prima alla maggiore delle due figlie a nome di Isolda, che, a morte, per testamento lo lasciò alla seconda, Floretta, morta in minore età e a cui successe la madre.
Da questa il feudo passò alla di lei sorella Bella, vedova di Pietro Marino, che il 6 ottobre del 1402 la donò al figlio di suo fratello Rainero, di nome Paolo Campulo.
A Paolo succedette il primogenito Giovanni Francesco e quindi il fratello Geronimo nel 1510.
Nel 1633 Giacomo Campulo fu onorato del titolo di Marchese di S. Teodoro con il diploma di Filippo II.
Il feudo e il titolo passarono poi a Carlo Campulo il Quale fu dichiarato ribelle in seguito alla rivoluzione di Messina del 1674, quindi la Regia Corte s’incorporò il titolo che lo vendette a Francesco Maria Bruno nel 1678.
In seguito il titolo di Marchese di S.Teodoro venne restituito a Giovanni Campulo, figlio di Carlo, e si estinse dopo altre due generazioni.
Anche i beni del Campulo furono confiscati e la terra di S. Teodoro fu venduta il 17.10.1678 a Mario Parisi, nominatorio di Antonio Finocchiaro.
Il Parisi acquistò il territorio di S. Teodoro col titolo di Barone, con giurisdizione civile e penale per sè, i suoi eredi e successori.
Francesco Parisi, figlio di Mario, vendette il feudo a Diego Brunaccini nipote di Pier Francesco che, venuto da Firenze, impiantò la famiglia a Messina dove esercitava la professione di velettaio.
Diego, maestro razionale ed esimo giureconsulto, per privilegio di Carlo II dato in Madrid il 19.10.1681 o 1687 (Amico), fu nominato primo Principe di S. Teodoro cosicchè quella piccola terra ebbe il titolo pomposo di principato.
Nel 1692 il Principe fece costruire per gli amministratori la prima casa dell’attuale paese e vicino ad essa la chiesa parrocchiale,  dedicata a Maria SS. Annunziata, di patrimonio laicale (diritto al Vescovo di proporre la nomina del Parroco e obbligo del mantenimento del culto).
Detti amministratori durante il periodo estivo abitavano qui e durante il periodo invernale scendevano in contrada Fondachello.
Senonchè l’inferiore della malaria consigliò gli amministratori e gli abitanti dell’antico S. Teodoro a trasferirsi stabilmente alle falde del Monte Abate, luogo certamente più salubre, determinando l’incremento del paese che dai Brunaccini fu messo sotto la protezione di S. Gaetano.
Nel 1948 anche il palazzo dei Principi, adiacente la chiesa, fu venduto.
Il palazzo più tardi fu abbattuto a al suo posto fu costruita l’attuale casa salesiana delle suore.
E' opinione comune che ai Musulmani bisogna far risalire la divisione territoriale della Sicilia in Tre province, chiamate Valli di Mazzara; di Noto e di Demoni.
L’Imperatore Federico II la divise poi in due province: al di quà e al di là del Salso, divisione che durò fino alla guerra del Vespro.
Nel secolo XV si ebbe una terza divisione in quattro Valli: Demone, Noto, Girgenti e Mazzara; dopo di che si tornò all’antica divisione musulmana.
S. Teodoro appartenne alla Val Demone, la cui etimologia, da alcuni, si fa risalire ai boschi (Vallis Nemorum), da altri, ai Demoni dell’Etna, ritenuta spiraglio d’inferno (Vallis Demonum), da altri, infine, ad un forte castello, “Demone”, durato fino al sec. X e sito vicino a Rometta.
Dopo l’emanazione nel regno della Sicilia della legge 20.06.1812, che modificò l’antica divisione delle Valli e stabilì la divisione in 7 Intendenze, in 23 Distretti e 150 Circondari, S. Teodoro venne assegnato all’Intendenza di Messina e al Distretto di Mistretta.
Con la legge 26.08.1860 Garibaldi convalidava l’antica circoscrizione territoriale dei Comuni e furono soltanto modificati i nomi in Provincia, di Distretto in Circondano, di Circondano in Mandamento.
Il Mandamento a cui apparteneva S. Teodoro era composto da due Comuni: S. Teodoro e Cesarò.
I primi registri del Comune risalgono al 1820, data presunta della sua nascita, per il breve periodo che va dal 1929 al 1939 esso cessò di esistere e suoi abitanti fecero parte del Comune di Cesarò. Ritornò libero Comune nel 1939. Mentre come Circoscrizione giudiziaria appartenne a Randazzo fino al 1560.
Nel 1908 venne istituito l’ufficio postale; nel 1911 quello telegrafico.
Anche S. Teodoro sostenne nel secolo scorso una lotta per lo scioglimento dei diritti promiscui esercitati dagli abitanti nella tenuta detta del Bosco di perinenza dell’ex feudo di S. Teodoro, in proprietà al Principe Brunaccini (diritto di far legna secca e verde, di cavar pietra per qualsiasi uso, raccogliere erbe da mangiare ecc.).
Senonchè il popolo non trovò assistenza e spirito di patriottismo nei propri amministratori.
Il decurionato per ben tre volte, negli anni 1826-27-42 dichiarò non esistere alcun uso civico in detto feudo e quando nel 1842, il Principe proibì agli abitanti di legnare nel suo bosco, inutilmente il Comune mosse lite presso la Gran Corte dei Conti che, con sentenza 25 ottobre 1843, diede ragione al Principe rigettando la domanda del Comune che perdette sin d’allora i diritti promiscui.