•Il paese risale al XVII°-XVIII secolo,
quando i principi Brunaccini, a causa dell’imperversare
della malaria, trasferirono la residenza
dalla contrada Fondachello, dove si trova
l’antico S. Teodoro, alle falde del monte
Abate.
L’antico S. Teodoro sorgeva nella località
oggi denominata Fondachello, sulle rive
del fiume Troina, sulla regia trazzera che,
per l’interno dell’isola metteva in comunicazione
Palermo e Messina via Enna.
Esisteva in quella zona una torre con feritoia,
costruita quasi sicuramente, su un “fundaco”
risalente agli Arabi, per la difesa da eventuali
aggressioni e, di fronte a questa, una chiesa
dedicata a S. Teodoro centurione dell’Impero
Romano al tempo dell’Imperatore Cesare Galerio
Massimiano, martirizzato per la fede Cristiana
nel 304 d.c.
Proprio al centurione Romano la leggenda
fa risalire la nascita del primo nucleo
dell’antico S. Teodoro, il quale, secondo
la leggenda, passò con le legioni in quel
luogo.
Ma le prime notizie certe intorno al territorio
di S. Teodoro risalgono al 23.05.1303, allorchè
Federico III d’Aragona (re di Trinacria
dal 1296 al 1337), con suo privilegio dato
in Messina, concesse il feudo a Giordano
Romano, cui era pervenuto come antico feudo
materno’ con l’obbligo del servizio militare.
Nel 1392 lo troviamo elencato tra i Casali
i cui abitanti dovevano far capo al Capitano
Giustiziere di Randazzo, creato da Federico
III d’Aragona nel 1308, in cui è stabilito
che la popolazione dei Casali, dovevano
recarsi per le cause criminali davanti al
Cap. Giustiziere e al Baiuolo di Randazzo:
“In primis quod omnes concives et habitatores
Casalium Spanò, Canachi, S. Micheli, Cattaini,
Boli, S. THEODORI, Chisarò, Sanctae Luciae,
Maniachi ed Brontis conveniri debeant in
nostrà Curia coram Capitanio sive Justitiario
dictae terrae Randacii”.
Morto il Giordano il feudo passò nelle mani
della moglie Margherita Campulo e successivamente
nelle mani della di lei famiglia, prima
alla maggiore delle due figlie a nome di
Isolda, che, a morte, per testamento lo
lasciò alla seconda, Floretta, morta in
minore età e a cui successe la madre.
Da questa il feudo passò alla di lei sorella
Bella, vedova di Pietro Marino, che il 6
ottobre del 1402 la donò al figlio di suo
fratello Rainero, di nome Paolo Campulo.
A Paolo succedette il primogenito Giovanni
Francesco e quindi il fratello Geronimo
nel 1510.
Nel 1633 Giacomo Campulo fu onorato del
titolo di Marchese di S. Teodoro con il
diploma di Filippo II.
Il feudo e il titolo passarono poi a Carlo
Campulo il Quale fu dichiarato ribelle in
seguito alla rivoluzione di Messina del
1674, quindi la Regia Corte s’incorporò
il titolo che lo vendette a Francesco Maria
Bruno nel 1678.
In seguito il titolo di Marchese di S.Teodoro
venne restituito a Giovanni Campulo, figlio
di Carlo, e si estinse dopo altre due generazioni.
Anche i beni del Campulo furono confiscati
e la terra di S. Teodoro fu venduta il 17.10.1678
a Mario Parisi, nominatorio di Antonio Finocchiaro.
Il Parisi acquistò il territorio di S. Teodoro
col titolo di Barone, con giurisdizione
civile e penale per sè, i suoi eredi e successori.
Francesco Parisi, figlio di Mario, vendette
il feudo a Diego Brunaccini nipote di Pier
Francesco che, venuto da Firenze, impiantò
la famiglia a Messina dove esercitava la
professione di velettaio.
Diego, maestro razionale ed esimo giureconsulto,
per privilegio di Carlo II dato in Madrid
il 19.10.1681 o 1687 (Amico), fu nominato
primo Principe di S. Teodoro cosicchè quella
piccola terra ebbe il titolo pomposo di
principato.
Nel 1692 il Principe fece costruire per
gli amministratori la prima casa dell’attuale
paese e vicino ad essa la chiesa parrocchiale,
dedicata a Maria SS. Annunziata, di patrimonio
laicale (diritto al Vescovo di proporre
la nomina del Parroco e obbligo del mantenimento
del culto).
Detti amministratori durante il periodo
estivo abitavano qui e durante il periodo
invernale scendevano in contrada Fondachello.
Senonchè l’inferiore della malaria consigliò
gli amministratori e gli abitanti dell’antico
S. Teodoro a trasferirsi stabilmente alle
falde del Monte Abate, luogo certamente
più salubre, determinando l’incremento del
paese che dai Brunaccini fu messo sotto
la protezione di S. Gaetano. Nel
1948 anche il palazzo dei Principi, adiacente
la chiesa, fu venduto.
Il palazzo più tardi fu abbattuto a al suo
posto fu costruita l’attuale casa salesiana
delle suore.
E' opinione comune che ai Musulmani bisogna
far risalire la divisione territoriale della
Sicilia in Tre province, chiamate Valli
di Mazzara; di Noto e di Demoni.
L’Imperatore Federico II la divise poi in
due province: al di quà e al di là del Salso,
divisione che durò fino alla guerra del
Vespro.
Nel secolo XV si ebbe una terza divisione
in quattro Valli: Demone, Noto, Girgenti
e Mazzara; dopo di che si tornò all’antica
divisione musulmana.
S. Teodoro appartenne alla Val Demone, la
cui etimologia, da alcuni, si fa risalire
ai boschi (Vallis Nemorum), da altri, ai
Demoni dell’Etna, ritenuta spiraglio d’inferno
(Vallis Demonum), da altri, infine, ad un
forte castello, “Demone”, durato fino al
sec. X e sito vicino a Rometta.
Dopo l’emanazione nel regno della Sicilia
della legge 20.06.1812, che modificò l’antica
divisione delle Valli e stabilì la divisione
in 7 Intendenze, in 23 Distretti e 150 Circondari,
S. Teodoro venne assegnato all’Intendenza
di Messina e al Distretto di Mistretta.
Con la legge 26.08.1860 Garibaldi convalidava
l’antica circoscrizione territoriale dei
Comuni e furono soltanto modificati i nomi
in Provincia, di Distretto in Circondano,
di Circondano in Mandamento.
Il Mandamento a cui apparteneva S. Teodoro
era composto da due Comuni: S. Teodoro e
Cesarò.
I primi registri del Comune risalgono al
1820, data presunta della sua nascita, per
il breve periodo che va dal 1929 al 1939
esso cessò di esistere e suoi abitanti fecero
parte del Comune di Cesarò. Ritornò libero
Comune nel 1939. Mentre come Circoscrizione
giudiziaria appartenne a Randazzo fino al
1560.
Nel 1908 venne istituito l’ufficio postale;
nel 1911 quello telegrafico.
Anche S. Teodoro sostenne nel secolo scorso
una lotta per lo scioglimento dei diritti
promiscui esercitati dagli abitanti nella
tenuta detta del Bosco di perinenza dell’ex
feudo di S. Teodoro, in proprietà al Principe
Brunaccini (diritto di far legna secca e
verde, di cavar pietra per qualsiasi uso,
raccogliere erbe da mangiare ecc.).
Senonchè il popolo non trovò assistenza
e spirito di patriottismo nei propri amministratori.
Il decurionato per ben tre volte, negli
anni 1826-27-42 dichiarò non esistere alcun
uso civico in detto feudo e quando nel 1842,
il Principe proibì agli abitanti di legnare
nel suo bosco, inutilmente il Comune mosse
lite presso la Gran Corte dei Conti che,
con sentenza 25 ottobre 1843, diede ragione
al Principe rigettando la domanda del Comune
che perdette sin d’allora i diritti promiscui.